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Dimissioni protette

Cos'è la dimissione protetta?
La dimissione protetta è un meccanismo di tutela della persona "fragile". È questo un termine con cui si individuano le persone "a rischio" (in questo caso, per esempio, di nuove ospedalizzazioni) sia per le condizioni cliniche precarie che per la mancanza di un adeguato supporto di reti famigliari, amicali o parentali che, a volte, per inadeguatezza socio-economica.

Come si attiva la dimissione protetta?
All'atto dell'ingresso in ospedale è utile comunicare ai medici e agli operatori sanitari le difficoltà che si potrebbero avere al momento di riaccogliere a domicilio la persona di cui ci si occupa, in riferimento anche a precedenti esperienze di dimissione avvenute in passato.

Quale procedura viene attivata?
Durante la degenza in ospedale vengono messe in atto una serie di valutazioni riguardanti i bisogni socio-sanitari secondo la metodologia della Valutazione Multidimensionale e vengono attivate tutte quelle procedure per dare il massimo della tutela al momento della dimissione coinvolgendo, di volta in volta e dove necessario, tutti gli attori dell'assistenza territoriale come il Medico di Medicina Generale, il Servizio infermieristico, il Servizio Sociale per un'eventuale assistenza domiciliare integrata, i Servizi Sociali comunali, l'Unità di Valutazione Geriatrica per ingresso in struttura e/o concessione dell'assegno di cura.

Quali sono i Reparti di riferimento?
L'Unità Operativa di Geriatria, di Ortogeriatria e di Ortopedia. In tutti gli altri Reparti tale modalità viene attivata solo nei casi in cui il bisogno di dimissione protetta viene esplicitato dai parenti.

Quali obiettivi si prefigge tale modalità di presa in carico?
1. Ridurre i ricoveri inappropriati cioè di persone che potrebbero trovare a domicilio le stesse garanzie di cura che in ospedale;
2. ridurre l'ingresso in strutture residenziali (case protette ed RSA);
3. migliorare la qualità della vita dei pazienti e di chi presta loro le cure (caregiver).